Mese: Novembre 2023

Urbanizzazione: due terzi del mondo in città entro il 2050

Un rapporto delle Nazioni Unite analizza l’urbanizzazione nelle prossime decadi. Entro il 2050 oltre il 68% della popolazione mondiale vivrà in città e megalopoli. La stima è di 2.5 miliardi di abitanti in più nelle città.

Entro il 2050, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, oltre il 68% della popolazione mondiale vivrà in città e megalopoli. Questo fenomeno di urbanizzazione sarà globale e coinvolgerà circa 2.5 miliardi di persone in più rispetto all’attuale situazione. Vediamo alcuni punti chiave:

  1. Crescita urbana: Nelle prossime tre decadi, oltre due terzi dell’intera popolazione mondiale sarà urbanizzata. Questo significa che circa il 68% delle persone vivrà in città. Le economie emergenti dell’Asia e dell’Africa guideranno questa crescita, con Cina, India e Nigeria che rappresentano oltre il 35% dell’incremento previsto entro il 2050.
  2. Megapoli: Entro il 2030, ci saranno 43 megalopoli con una popolazione superiore ai 10 milioni di abitanti. Questo è un aumento significativo rispetto alle 33 megalopoli attuali e alle 10 del 1990. Ad esempio, Delhi diventerà l’area metropolitana più popolosa nel 2028, superando Tokyo, che attualmente conta 37 milioni di abitanti2.
  3. Sfide e opportunità: L’urbanizzazione crescente presenta sfide per i governi. La forza lavoro si sposterà dalle campagne alle città, il che significa che l’agricoltura dovrà produrre di più per soddisfare il fabbisogno alimentare della popolazione urbana in aumento. Tuttavia, le Smart Cities (città intelligenti) offrono opportunità: queste città possono non solo limitare l’inquinamento attraverso strategie di mobilità sostenibile, ma anche produrre cibo localmente. Nuove tecniche di agricoltura verticale stanno emergendo in tutto il mondo, consentendo alle megalopoli future di allontanarsi dall’immagine di grigi pozzi vittoriani e diventare produttrici di risorse invece che semplici consumatrici.

In sintesi, l’urbanizzazione è un fenomeno complesso che richiede soluzioni innovative per garantire la sostenibilità delle città e il benessere delle persone che vi abitano.

La casa smart fa vivere in libertà la persona con disabilità.

è una frase che esprime il desiderio di migliorare la qualità di vita di chi ha bisogno di assistenza e supporto nella propria abitazione. La tecnologia può essere un alleato prezioso per rendere le case più accessibili, sicure e confortevoli per le persone con disabilità. La domotica, ovvero l’insieme delle tecnologie che permettono di controllare e gestire gli impianti e i dispositivi di una casa, può offrire soluzioni personalizzate e adattabili alle esigenze di ciascuno. Alcuni esempi di domotica applicata alla disabilità sono:

  • I comandi vocali, che consentono di accendere e spegnere le luci, regolare la temperatura, aprire e chiudere le porte e le finestre, attivare e disattivare gli elettrodomestici, chiamare aiuto e comunicare con l’esterno, usando solo la voce.
  • I sensori di movimento, che rilevano la presenza e l’attività delle persone in casa e possono attivare o disattivare le funzioni in base alle necessità, come ad esempio accendere le luci quando si entra in una stanza o spegnerle quando si esce.
  • I dispositivi wearable, come braccialetti, orologi o collane, che monitorano lo stato di salute e il benessere delle persone e possono inviare segnali di allarme in caso di emergenza o di anomalie.
  • Le telecamere e i videocitofoni, che permettono di vedere chi bussa alla porta o chi si trova fuori casa e di aprire o chiudere a distanza, garantendo maggiore sicurezza e privacy.
  • Le applicazioni e i software, che consentono di gestire e monitorare da remoto le funzioni della casa, tramite smartphone, tablet o computer, e di ricevere notifiche e avvisi in tempo reale.

La domotica può quindi contribuire a creare una casa intelligente che «si adatta» per far vivere in libertà anche la persona con disabilità, offrendo maggiore autonomia, indipendenza e comfort. Tuttavia, la domotica non è l’unica soluzione possibile, ma va integrata con altre misure, come l’abbattimento delle barriere architettoniche, l’adeguamento degli arredi e degli spazi, il supporto di personale qualificato e la partecipazione sociale. Solo così si può garantire il diritto alla vita indipendente e alla dignità di ogni persona.